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Johann Sebastian & Carl Philip Emanuel Bach
Solo pour la flûte traversière
L’interesse per il traversiere dei componenti
della famiglia Bach fu assolutamente innegabile.
In particolar modo, Johann Sebastian Bach e il figlio Carl
Philipp Emanuel, ebbero modo di dedicare a questo strumento
pagine di valore assoluto ed è importante sottolineare
come i percorsi creativi di queste due straordinarie figure,
nel caso del flauto, furono allora in parte sovrapposti e,
oggi, presentano dei confini che spesso si confondono.
Questo ragionamento è particolarmente evidente per
la Sonata in do maggiore BWV 1033, di cui non si hanno delle
fonti particolarmente attendibili, e la cui paternità
è sempre stata assai controversa. Nel 1979 le teorie
di Robert Marshall ci hanno convinto che tale brano sia stato
concepito da Johann Sebastian come una sonata per flauto solo
e che, in seguito, Carl Philipp Emanuel vi abbia aggiunto
una parte di basso continuo. Al di là della sicura
autorevolezza della fonte, abbiamo tanti motivi per accettare
una simile tesi e vogliamo credere anche all’idea che
Johann Sebastian abbia voluto scrivere la Sonata in do maggiore
come pendant ideale della Partita in la minore BWV 1013.
Quest’ultima composizione che, in origine, portava il
titolo di Solo pour la flûte traversière, si
può facilmente accostare alle altre composizioni scritte
da Johann Sebastian per uno strumento solo. Come nelle Sonate
e Partite per violino, anche qui sono presenti quegli elementi
di sfida estrema … lo strumento proiettato totalmente
verso la musica, oltre i limiti fisici dello strumento e quelli
tecnici dell’esecutore. Certo, la scrittura per flauto
non sarebbe mai potuta essere densa come quella per violino,
ma la Partita BWV 1013 rappresentava, intorno al 1718, la
frontiera più avanzata del traversiere ancora abituato,
in quegl’anni, ad un idioma sempre molto tranquillo
e garbato, che, nel caso di questa composizione bachiana,
ritroviamo solo nella Sarabanda.
Ben altro idioma ritroviamo nella Sonata in la minore WOT
132 che Carl Philipp Emanuel Bach pubblicò nel 1763.
Il repertorio dedicato al flauto dal Bach amburghese, a quanto
ci consta, va dal 1739 al 1788 e, nell’arco di quei
quarant’anni, ci illustra in maniera davvero esaustiva
la straordinaria evoluzione espressiva e tecnica del traversiere
nell’ambito della musica barocca.
La scrittura di quest’opera ben si adatta all’indole
musicale di Carl Philipp Emanuel, sempre protesa verso confini
espressivi ben oltre le consuetudini dell’epoca. In
modo particolare, nell’Adagio iniziale, una sorta di
lunga cadenza giocata su grandi contrasti dinamici e su uno
straordinario rapporto suono/silenzio, ritroviamo quell’impeto
emotivo che spesso caratterizza la musica di questo compositore.
Il repertorio bachiano per flauto solo è,
almeno per chi ha dedicato la propria vita a questo strumento,
è l’essenza estrema della musica. E’ difficile
immaginare quale sia stata la scintilla creativa capace di
generare un terreno tanto fertile in cui, al di là
della nostra ostinata devozione alla filologia, allo strumento
antico (o moderno), troviamo uno spazio ineguagliabile dove
far crescere la nostra sensibilità e la nostra fantasia
per scoprire, tutti i giorni, musica mai scritta e mai suonata.
Enrico Di Felice
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