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Georg Philip Telemann
VI Nouvelles Sonatines - Amburgo 1730/1731
L'Apotheose - Enrico Di Felice
Nella
sterminata produzione di musica strumentale di Telemann, la
parte destinata al traversiere, assai cospicua, è di
rilevanza fondamentale all’interno dell’intero
repertorio flautistico e della musica barocca.
Autore di indiscutibile eclettismo, tra il 1728 e il 1734,
diede alle stampe diverse raccolte di sonate dedicate al flauto
con intenti assai diversi tra loro. Le Sonate Metodiche, pubblicate
in due volumi negli anni 1728 e 1734, rappresentano un eccezionale
connubio tra creatività e tradizione nel più
autentico stile tedesco, mentre le Sei Partite de La Petite
Musique de Chambre (1728) rappresentano un elegante omaggio
allo stile francese. Nelle sonate flautistiche pubblicate
nel Der Getreue Musik-Meister (1728/29) il traverso si esprime
con un idioma corelliano mentre le 12 Fantasies à traversière
sans basse (1732/33) sono da considerarsi un autentico compendio
degli stili musicali più in voga in quegli anni.

Le Nouvelles Sonatines
Tra queste opere, tutte assai apprezzate oggi come al tempo
della loro prima pubblicazione, videro la luce anche le Nouvelles
Sonatines pubblicate ad Amburgo nel 1730/31. Questa raccolta,
che consta di sei sonate con accompagnamento di continuo,
è rimasta fino ad oggi inesplorata perché la
parte del basso è andata persa.
Destinazione strumentale
La destinazione strumentale di tale pubblicazione è
assai articolata e un po’ controversa: il frontespizio
indica che le sonate 1, 3, 4 e 6 possono essere eseguite sia
col traverso sia col violino, mentre le sonate 2 e 5 sono
“adattate” per l’esecuzione al flauto dolce,
ma potrebbero essere eseguite anche dal fagotto o dal violoncello.
All’epoca di Telemann l’interscambiabilità
tra gli strumenti era prassi molto comune e garantiva un buon
successo a livello commerciale perché, come è
facile immaginare, al di là delle migliori intenzioni
del compositore, potersi rivolgere a strumentisti diversi
garantiva maggiori vendite. Lo scambio tra flauto traverso
e violino era assai frequente, mentre ben più raramente
si aveva la possibilità di scelta tra strumenti della
tessitura acuta e quelli gravi. Se la partitura completa fosse
sopravvissuta fino ad oggi, forse avremmo potuto capire meglio
la destinazione strumentale più appropriata delle sonate
2 e 5, ma, di sicuro, l’adattamento a cui si fa riferimento
nel frontespizio ci fa supporre che tali sonate fossero state,
in precedenza, concepite diversamente.
Lo stile compositivo
Sul piano strettamente compositivo, nelle Nouvelles Sonatines
non si può rintracciare una trama stilistica unitaria
o un percorso “metodico” simile a quello presente
nelle opere telemanniane in cui si pone maggiore attenzione
all’intento didattico. Non è peraltro possibile
comprendere a fondo quale significato Telemann volesse dare
alla denominazione di “sonatines”. Le composizioni
che fanno parte della raccolta hanno dimensioni che possiamo
definire standard sia per l’epoca sia per le abitudini
dello stesso compositore e, anche sotto il profilo delle difficoltà
esecutive, non ci troviamo di fronte a brani tecnicamente
semplici e destinati, quindi, a strumentisti dilettanti. Sembra
più interessante ed appropriata la parola “nouvelles”
perché, non sempre, ma spesso, le sonate incluse in
questa raccolta rappresentano una incursione di Telemann in
un “territorio” musicale più moderno che
darà poi vita allo stile galante.
Non mancano, talvolta, i riferimenti allo stile italiano meno
innovativo, ma consolidato, istintivo e di sicuro effetto
(nella Sonatina I) o al tardo gusto francese rappresentato
con esiti espressivi straordinari nella Sonatina VI, ma sono
più interessanti e significativi i momenti più
carichi di affetti e inclini a nuove esigenze di espressione,
riscontrabili in tutti i movimenti cantabili, e quelli bizzarri
e influenzati da certo repertorio popolaresco presenti nelle
Sonatine III e IV.
Un discorso diverso meritano le Sonatine II e V che non sfoggiano
un’ispirazione così nuova e personale, al contrario,
ci troviamo di fronte a brani di pregevole fattura, gradevoli,
ma di maniera, nei quali traspaiono qua e là le impronte
vivaldiane. Tutto questo lascia spazio all’ipotesi,
già espressa in precedenza, che tali opere siano state
pensate ben prima del 1730 e solo “adattate” per
essere incluse nelle Nouvelles Sonatines.
Si tratta, in sintesi, di una raccolta forse poco omogenea,
ma estremamente esemplificativa dello straordinario eclettismo
di Telemann in un’alternanza, ben calibrata, tra tradizione
e innovazione.
La parte del basso
L’assenza della parte del basso continuo non deve rappresentare
un limite alla riproposta, oggi, di questa raccolta. Vi sono,
infatti, tantissimi modelli a cui appigliarsi per comporre
una nuova parte di continuo avvicinandoci con buona approssimazione,
ma senza peraltro minimamente tentare di eguagliare la cifra
creativa telemanniana, a quello che poteva essere l’accompagnamento
originario.
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